lunedì 29 maggio 2017

GLI SQUILIBRI NEL MONDO SONO REALI: non è sostenibile un sistema con nazioni che importano sempre e paesi che esportano sempre

In economia come in natura c'è una legge che si chiama "equilibrio nel lungo temine"

Le fratture che emergono ora tra USA, Germania e China non riflettono differenze di leadership come molti commentatori superficiali tendono ad evidenziare, ma sono il frutto di squilibri di lungo e lunghissimo temine tra i paesi più importanti del mondo. Squilibri talmente imponenti e di lunghissimo periodo per i quali urge una correzione o almeno l'inversione della tendenza.


La Germania dagli anni settanta è esportatore netto. 
Tale andamento si è ulteriormente amplificato dal 2000 con l'entrata nell'Euro.
Per la Cina invece lo sviluppo impetuoso dell'Export con conseguente immenso saldo commerciale positivo è avvenuto negli ultimi 20 anni

La Cina aderì al WTO nel Dicembre 2001 da allora il suo saldo commerciale è esploso. 


Alla fine però abbiamo 2 grandi paesi che esportano sempre. ovviamente ci vuole anche chi importa sempre. La funzione di grande compratore e sostenitore dell'economia mondiale negli ultimi decenni l'hanno svolta gli Stati Uniti che dal 1971 (fine della convertibilità del $ in oro) sono diventati importatori netti.

Il saldo commerciale USA. Sempre costantemente negativo dagli anni 70



E' innegabile che vi è uno squilibrio di proporzioni gigantesche e che tale squilibrio non è sostenibile ancora a lungo. I grandi del mondo possono incolparsi a vicenda, la Merkel o Trump possono risultare più o meno antipatici, ma tutto questo non cambia il problema (per i media Obama era più simpatico di Trump ma la sua amministrazione ha bastonato sia la VW che DeutscheBank con multe miliardarie).

Ora negli Stati Uniti è andato al potere un Presidente che rappresenta maggiormente i grandi produttori e la classe media americana, cioè quella parte di US più penalizzata dall'Import. E' quindi del tutto legittimo che nei vari consessi internazionali si ponga tale problema. Stabilire chi ha ragione è del tutto inutile. Il problema c'era prima di Trump e se non si risolve ci sarà dopo Trump in termini ancor più drammatici.

Gli scenari possibili:

  1. una nuova Bretton Wood che ridefinisca un ordine mondiale Monetario/Commerciale con regole il più possibile condivise
  2. un incremento dei conflitti con politiche Monetarie / Commerciali capaci di scardinare anche l'ordine politico mondiale (le poste in gioco sono altissime). 
E' di gran lunga preferibile la soluzione 1 ma per raggiungerla senza disastri economici e politici è necessario che il riequilibrio avvenga  attraverso manovre espansive dei mercati interni Cinese e Tedesco . In altre parole bisogna che la Cina e soprattutto la Germania adottino politiche di investimento e di crescita dei salari interni in modo che il mercato interno di quei paesi assorba il surplus di merci prodotto. Se al contrario si continuerà ad adottare una politica mercantilista. Lo scontro sarà inevitabile. 






venerdì 26 maggio 2017

Investire nelle energie alternative. La vera sfida della UE.

Parto da una notizia di ieri: 


"Tesla inizia la vendita delle tegole solari per la produzione di energia dal sole". 





Jeremy Rifkin ha già abbondantemente spiegato come funzionerà il mondo del futuro. L'energia elettrica sarà prodotta in modo distribuito. Ciascuna casa, ciascuna impresa produrrà una parte di energia. E’ il ribaltamento dell'attuale concetto di grandi centrali dove produrre elettricità e poi reti di distribuzione. Insomma dal top down al bottom up. 
Tutto questo potrà cambiare veramente il mondo. Non è solo questione di inquinamento ma anche e soprattutto di geopolitica: Oggi le guerre si fanno per il controllo dell'energia. Quando tutti produrranno energia il paradigma cambierà. 
 
Da molto tempo scrivo che l'Europa dovrebbe fare un grande piano di investimento per la ricerca, la produzione, l'installazione di sistemi di produzione di energia rinnovabile. 
 
Questo permetterebbe di raggiungere tre obiettivi:
  1. ridurre la dipendenza energetica della UE
  2. far ripartire l’economia e con essa l’occupazione 
  3. usare la tecnologia per migliorare il mondo e lasciare un ambiente migliore ai nostri  figli.
La Banca Centrale Europea da 2 anni crea 80/60 Miliardi di Euro ogni mese per comprare obbligazioni.  Perché non usare lo stesso sistema per finanziare un grande piano di investimenti per rilanciare l’industria europea delle rinnovabili?
 
Questa è la strada. 
Qualcuno mi dirà che questo creerebbe inflazione. E’ la grande balla che la finanza utilizza per evitare che gli investimenti vadano a vantaggio di gran parte della popolazione e non di poche grandi famiglie. 
Gli amici mi chiedono sempre: c’è un limite alla creazione di moneta da parte di uno stato? 
Si. Il limite è la piena occupazione. Quando si arriva a un tasso di disoccupazione del 2/3% bisogna interrompere la “stampa di moneta” .  Siamo lontanissimi da questo obiettivo. 
 
L’altra ragione che gli scettici ripetono: nessuno lo ha mai fatto.  Non è vero, gli esempi sono moltissimi e applicati  nei  grandi paesi occidentali. Ad esempio lo ha fatto Roosevelt con il famoso New Deal, o lo sta facendo in questi anni  il Giappone che finanzia la ricostruzione post tzunami (20.000 morti e tante centrali atomiche da fermare e sostituire). A questo deve servire la UE. Altrimenti dopo anni di lacrime e stridori di denti imploderà. 
 
E’ necessario un grande piano di investimenti pari al 3/4% del Pil annuale per molti anni. La tecnologia c’è, i milioni di giovani disoccupati non aspettano altro. Questa è l’alternativa. 
 
Per chi vuole approfondire Tesla: Solar roof 

venerdì 2 settembre 2016

La politica economica italiana non dipende più dai nostri politici. indipendentemente dallo schieramento. Ecco la dimostrazione.

Le leve della  politica economica negli ultimi 20 anni non sono più in mano agli Italiani. La nostra economia è totalmente dipendente dal vincolo esterno. Nelle prossime righe, con i soliti numeri vi proverò che questo è vero. 
Ecco i numeri dal 1993 in poi:
  • Il Centro Sinistra ha governato l'Italia per 3646 giorni  (Renzi, Prodi, Letta, D’Alema, Amato).
  • Berlusconi ha governato per 3292 giorni. 
  • I governi Tecnici (Ciampi, Monti e Dini) hanno governato 1130 Giorni.

Tanti governi, con schieramenti molto diversi, ma nessun cambiamento della politica economica.

Negli ultimi 23 anni (la Seconda Repubblica)  abbiamo avuto 45,2% del tempo gestito da governi con premier del CSX (Prodi, Amato, D'Alema., Letta, Renzi ) e 40,8% del tempo con Governi di Berlusconi.  I Tecnici hanno governato per il 14% del tempo (Ciampi, Dini, Monti)

Non mi sembra che ci sia stato una differenza sostanziale nei risultati macro delle  politiche economiche dei due poli. Tutti appena arrivavano al potere promettevano grandi cambiamenti, e novità. Così Berlusconi, e allo stesso modo il PDS/Ulivo di Prodi.
Abbiamo avuto partiti completamente nuovi che prima non esistevano (Forza Italia, Lega, IDV, 5Stelle, Sel), o profondamente rinnovati PCI/PDS/PD .
Altri partiti storici sono completamente spariti DC, PSI, PRI, PLI, AN.

Non si può dire che la politica sia stata statica negli ultimi 20 anni, ma se andiamo a comparare l'andamento nel lungo termine della nostra produzione industriale. Vediamo che: 

La Produzione industriale Italiana (linea Rossa) è sempre cresciuta (periodi evidenziati in giallo) in modo uguale a quella tedesca al di fuori della moneta unica, mentre quella tedesca è decollata con lo SME e poi con l'Euro mentre l'Italia è collassata
  1. sostanzialmente è sempre cresciuta fino all'entrata nello SME, 
  2. è cominciata a decrescere nel periodo del Serpente Monetario Europeo (Cambi fissi con le altre valute della UE) . Mentre ala Germania continuava a crescere (fino al 92/93) 
  3. abbiamo ripreso a crescere al momento della uscita dallo SME (1993) 
  4. la Produzione industriale è cresciuta fino all'entrata nell'Euro (2000), 
  5. poi il disastro, all'inizio strisciante ( anche perchè nei primi anni l'Euro si svalutò verso il dollaro) poi dirompente dopo la crisi del 2007/2009. Con un calo della produzione industriale di oltre il 25%. Tassi di decrescita visti solo in tempo di guerra. Nello stesso tempo la produzione industriale tedesca esplodeva. 

Ora possiamo perpetrare il giochino televisivo del partito nuovo o del leader nuovo approfittando del fatto che la maggior parte della popolazione non ha memoria storica e tanto meno mette in relazione l'Economia con la storia. Quindi possiamo raccontare la favola dell'evasione fiscale  o dei costi della politica e spingere il malcontento verso questi obiettivi e su questo far leva, ma il gioco durerà poco (l'evasione c'era anche prima del 2.000 e lo stesso si può sostanzialmente dire per i costi della politica). Certo è doveroso ridurli e migliorare il sistema, ma questo dal punto di vista macroeconomico darà contributi quasi nulli all'economia (al massimo contribuirà ad un riequilibrio interno dei redditi). 

Con la caduta del muro i grandi ingranaggi della storia si sono rimessi in moto. Ora la nostra politica economica non dipende più da noi ma da un gruppo di burocrati che prendono ordini da Berlino.

Il vero spread che dovremmo studiare è l'indice della Produzione Industriale e il divario crescente con quella tedesca (oppure gli indici ella disoccupazione che poi sono la stessa cosa) .
La politica UE/BCE indipendentemente dai diversi governi italiani sta progressivamente distruggendo il nostro sistema industriale (agricoltura e servizi compresi) a vantaggio di quello tedesco. Gli indicatori storici sono evidentissimi e la crisi è tutt'altro che finita, stiamo assistendo in questi giorni a una timida stabilizzazione in attesa di ulteriori cali. 

L'unica vera exit stategy per lo sviluppo parte dalla consapevolezza che l'Italia è ancora un grande paese e i leader italiani devono ricominciare a far valere le nostre ragioni a livello internazionale con le opportune alleanze. Obiettivo è rinegoziare i trattati UE, Tutto il resto sono chiacchiere di breve durata.
Il alternativa i nostri “Vassalli” possono fare solo politiche economiche per redistribuire all’Interno tra i vari settori e le diverse classi di cittadini i sacrifici di una politica UE che favorisce solo il centro dell’Impero. Quindi sono e saranno governi (dal punto di vista economico) inutili. Semplici “vassalli” del nuovo Sacro Romano Impero chiamato UE.

venerdì 22 luglio 2016

La distruzione della "classe media" e la concentrazione del reddito negli USA

Oggi tutti i media demonizzano Trump, dimenticando cosa spinge una parte dell'elettorato USA a sostenere le sue tesi. Uno dei tanti elementi da considerare è la continua distruzione della classe media a favore di una assurda concentrazione della ricchezza.
Questo è il problema, questa è la vera causa, o almeno una delle vere cause. Trump ne è solo la conseguenza. Va eliminata la causa e Trump sarà sconfitto.


su LTEconomy l'intero articolo, di cui qui mettiamo uno stralcio molto interessante sulla crescita della concentrazione della ricchezza negli USA

La disuguaglianza di ‘reddito’ nei Paesi ricchi

Cominciamo con alcuni Paesi ricchi. L'esempio più chiaro viene dagli Stati Uniti d'America. La seguente figura indica la quota di reddito nazionale detenuta dal 10% più ricco della popolazione degli Stati Uniti nel periodo 1910-2013. Ebbene, in base ai dati del The World Top Income Database, il decile più ricco della popolazione statunitense deteneva fino al 45-50 per cento del reddito nazionale nel periodo 1910-1920; la quota è poi scesa intorno al 30-35 per cento entro la fine del 1940, stabilizzandosi a quel livello tra il 1950 e il 1970. Successivamente si è avuto un rapido aumento della disuguaglianza negli anni “80, e la quota di reddito nazionale detenuta dal 10% più ricco della popolazione è cresciuta al 45-50 per cento entro il 2000. L'entità del cambiamento è impressionante.

Fonte: LTEconomy, elaborazione su dati del ‘The World Top Income Database’

Secondo Thomas Piketty (2014), questo spettacolare aumento della disparità di reddito è il risultato in gran parte di una ‘separazione delle retribuzioni dei top manager’ delle grandi imprese dalle retribuzioni del resto della popolazione. L’effetto separazione potrebbe essere in parte spiegato da un aumento improvviso delle competenze e della produttività dei manager rispetto al resto della popolazione. Ma, secondo Piketty, la spiegazione più plausibile è da attribuire all’aumentato potere che hanno i manager nello stabilire i propri compensi, in alcuni casi senza limiti e, in molti casi, senza alcuna chiara connessione con i loro livelli di produttività e le loro performance. Questo è un fenomeno che ha principalmente riguardato gli Stati Uniti e, in misura minore, la Gran Bretagna. La tendenza è meno marcata in altri Paesi ricchi (come Giappone, Germania, Francia e altri Stati Europei continentali), ma va comunque nella stessa direzione.

La distruzione della "classe media" e la concentrazione della ricchezza negli USA

Oggi tutti i media demonizzano Trump, dimenticando cosa spinge una parte dell'elettorato USA  a sostenere le sue tesi. Uno dei tanti elementi da considerare è la continua distruzione della classe media a favore di una assurda concentrazione della ricchezza. 
Questo è il problema, questa è la vera causa, o almeno una delle vere cause.  Trump ne è solo la conseguenza.  Va eliminata la causa e Trump sarà sconfitto.


su LTEconomy l'intero articolo, di cui qui mettiamo uno stralcio molto interessante sulla crescita della concentrazione della ricchezza negli USA

La disuguaglianza di ‘reddito’ nei Paesi ricchi
Cominciamo con alcuni Paesi ricchi. L'esempio più chiaro viene dagli Stati Uniti d'America. La seguente figura indica la quota di reddito nazionale detenuta dal 10% più ricco della popolazione degli Stati Uniti nel periodo 1910-2013. Ebbene, in base ai dati del The World Top Income Database, il decile più ricco della popolazione statunitense deteneva fino al 45-50 per cento del reddito nazionale nel periodo 1910-1920; la quota è poi scesa intorno al 30-35 per cento entro la fine del 1940, stabilizzandosi a quel livello tra il 1950 e il 1970. Successivamente si è avuto un rapido aumento della disuguaglianza negli anni “80, e la quota di reddito nazionale detenuta dal 10% più ricco della popolazione è cresciuta al 45-50 per cento entro il 2000. L'entità del cambiamento è impressionante.

Fonte: LTEconomy, elaborazione su dati del ‘The World Top Income Database’

Secondo Thomas Piketty (2014), questo spettacolare aumento della disparità di reddito è il risultato in gran parte di una ‘separazione delle retribuzioni dei top manager’ delle grandi imprese dalle retribuzioni del resto della popolazione. L’effetto separazione potrebbe essere in parte spiegato da un aumento improvviso delle competenze e della produttività dei manager rispetto al resto della popolazione. Ma, secondo Piketty, la spiegazione più plausibile è da attribuire all’aumentato potere che hanno i manager nello stabilire i propri compensi, in alcuni casi senza limiti e, in molti casi, senza alcuna chiara connessione con i loro livelli di produttività e le loro performance. Questo è un fenomeno che ha principalmente riguardato gli Stati Uniti e, in misura minore, la Gran Bretagna. La tendenza è meno marcata in altri Paesi ricchi (come Giappone, Germania, Francia e altri Stati Europei continentali), ma va comunque nella stessa direzione.


lunedì 4 luglio 2016

Banche: l’autogoal di banchieri e industriali. Che fare ora!

Chissà se il gotha degli industriali e dei banchieri italiani stanno finalmente comprendendo cosa è la UE a guida tedesca, cosa è l’unione bancaria e a cosa serve il Bail In.
Visto che i discorsi saggi di chi metteva sull'avviso non sono mai stati ascoltati e sui principali media italiani si è dato voce solo a chi magnificava tutto quanto proveniva da Bruxelles, forse ora, più dei discorsi, i banchieri italiani comprenderanno la realtà dei numeri, comprenderanno l’azzeramento del valore delle banche Italiane, (e quindi dei loro portafogli) .

Forse però questo non è ancora sufficiente e comprenderanno l’errore quando sarà troppo tardi e le principali banche del paese saranno tolte dalla proprietà dei vecchi azionisti e delle Fondazioni Bancarie e parcheggiate in qualche fondo del Dubai che poi, dopo qualche hanno li girerà ai compratori definitivi (probabilmente tedeschi) ad un prezzo concordato.

In Emilia sono molti a piangere mentre vedono i loro patrimoni azzerarsi: molte famiglie hanno storicamente azioni di Unicredito e delle Banche Popolari, per non parlare delle Fondazioni Bancarie come la  Manodori che ha dimezzato il patrimonio in soli sei mesi dopo uno stillicidio di perdite patrimoniali rilevantissime.  (come sotto indicato le 4 banche principali hanno perso oltre il 60% del loro valore dall'entrata in vigore del Bail In. )


Dopo l'entrata in vigore del Bail In le 4 banche più importanti del paese hanno perso 46 Miliardi di valore. passando da 97 MLD a 41MLD di Euro. 
Il salvataggio delle 4 banchette da fallite a Novembre sarebbe costato si è no 1 MLD . I risparmi degli Italiani si stanno volatilizzando. Questo è il Bail IN. (Elaborazione propria su dati Borsa Italiana)

La prima cosa da fare è politica: comprendere che questa UE non fa il bene del nostro paese.  Non lo ha mai fatto per chi è debole socialmente, non lo ha fatto per la classe media e ora non lo fa per i grandi imprenditori e per le Fondazioni Bancarie. L’austerity imposta è un errore economico  in assoluto, ma lo è ancora di più per un sistema come quello Italiano fatto in gran parte di PMI e di imprese storicamente sottocapitalizzate e dipendenti dal credito bancario.  Ma ora c’è una emergenza concreta. Il sistema bancario italiano è sotto attacco.

Che fare ora per salvare le banche:

  1. Sospendere il Bail In: inapplicabile (come qui più volte detto) quando è un intero sistema ad essere a rischio perché viene a mancare la fiducia dei cittadini/clienti
  2. Costituire immediatamente una Bad Bank con garanzie pubblica per acquisire parte delle sofferenze bancarie (quelle dovute alla crisi e causate dai dissesti delle imprese e dal calo del valore degli immobili e non agli errori dei banchieri) come già fatto dalla Germania nel 2008 (vedasi link a Soffin). Questo permetterebbe di riacquistare fiducia, e riavvierebbe il ciclo del credito a imprese e famiglie. Inoltre la speculazione al ribasso, una volta vista la determinazione ad agire cesserebbe.
  3. Evitare in questo momento gli aumenti di capitale che non risolverebbero nulla come dimostrato dagli  esempi eclatanti di Unicredit (2 aumenti di capitale) e BMPS (2 aumenti per ben 8 MLD)e che avrebbero il solo risultato di distruggere attualmente l’attuale propietà (in gran parte fondazioni Bancarie dei cittadini italiani) e portare la propietà dei nostri risparmi in mano a finanziarie straniere.

Se per farlo bisogna minacciare la UE di denunciare unilateralmente il  “Bail In” questo è il momento di farlo! 

Vi sono poi altri importanti azionisti con quote inferiori al 2% Come Fondazione Manodori che ad oggi possiede 19,6 Mln di azioni e il cui patrimonio si sta polverizzando, insieme a quello di molte famiglie (anche di industriali molto importanti) che stanno azzerando il loro patrimonio.  (Fonte il Sole 24 ORE) 




martedì 5 aprile 2016

Il Crollo del valore delle banche Italiane

Pochi dati servono per far capire a tutti quale disastro ha causato il “Decreto salva banche” (pubblicato Gazzetta ufficiale del 23 Novembre scorso) con cui si è fatto intervenire il Fondo di Garanzia Interbancario per “salvare” le 4 piccole banche in crisi.  E, ancor più, come tale situazione sia stata amplificata con l’introduzione dal 1° dicembre 2016 del cosiddetto “Bail In” voluto dalla UE e in particolare dalla Germania a guida Merkel e Schauble.

Per fare toccare a tutti con mano la dimensione del disastro abbiamo preso il valore delle 4 più importanti banche Italiane al 30 Novembre 2015 e lo abbiamo comparato con il valore di oggi 4 Aprile 2016 (per usare un parola tecnica abbiamo semplicemente calcolato la capitalizzazione di borsa delle 4 banche che non è altro che il numero delle azioni moltiplicate per il prezzo di borsa).

Nostra elaborazione su pagine Investors relation delle 4 banche e dati borsa italiana 

Come potete vedere, Unicredit ha perso quasi il 50% del suo valore e lo stesso, o addirittura peggio hanno fatto UBI e Monte Paschi Siena. Banca Intesa ha perso invece circa il 30%.
Il valore complessivo è enorme. In quattro mesi sono stati “bruciati” (come amano titolare i nostri media) circa 35 Miliardi di Euro di valore. A questi vanno aggiunte le perdite di tutte le altre banche italiane che qui abbiamo omesso per brevità ma che spesso non sono state inferiori.
toccare a tutti con mano la dimensione del disastro abbiamo preso il valore delle 4 più importanti banche Italiane al 30 Novembre 2015 e lo abbiamo comparato con il valore di oggi 4 Aprile 2016 (per usare un parola tecnica abbiamo semplicemente calcolato la capitalizzazione di borsa delle 4 banche che non è altro che il numero delle azioni moltiplicate per il prezzo di borsa).


Il 30 novembre 2015 la somma della capitalizzazione delle 4 banche era di circa 97 MLD dopo 4 mesi la somma è di circa 61 MLD. 











Tutto questo avrà un impatto enorme su:
  • Patrimonio di piccoli azionisti e delle fondazioni bancarie
  • Sull’economia reale in quanto la percezione immediata di crisi bancaria non favorirà certo l’erogazione del credito ad imprese e famiglie

Mi limito a queste considerazioni essenziali per far comprendere come l’errore del decreto (errore causato dalla impellente attuazione del Bail IN e dai divieti UE per le regole imposte sul divieto di Aiuti di Stato)  ha causato un danno immensamente più grande, con costi di gran lunga maggiori, di un normale intervento di salvataggio come in passato ne abbaiamo visti realizzare da Tesoro e Banca d’Italia e che non avrebbero superato 1 o 2 MLD di valore complessivo.

Ovviamente, e questa è il problema più grande, gli effetti delle regole sul Bail In non terminano oggi, ma continueranno ad svilupparsi nei prossimi mesi. I numeri, sono lì e testimoniano in maniera inequivocabile che questa UE non fa il bene dell’Italia.




giovedì 21 gennaio 2016

LA UE CAPOVOLGE LE REGOLE DELL'ECONOMIA

Il mondo in Europa si è ribaltato: una volta erano gli Stati e le Banche Centrali a garantire i risparmiatori, ora sono i risparmiatori ad essere i garanti di ultima istanza di tutte le porcherie del sistema bancario. Fino  a quando  l'Europa  non rimetterà tutto per il verso giusto saremo in pericolo. Vediamo il perché.

Il Bail In è l'ultimo esempio di pazzia economica. L'Italia dal dopoguerra ad oggi ha sempre garantito i risparmiatori sia nella veste di correntisti che di sottoscrittori di obbligazioni bancarie. Questo avviene perchè il sistema bancario, per la sua funzione fondamentale per l'economia è un sistema soggetto a controllo pubblico. Non è mai successo, nemmeno nei casi più eclatanti (esempio Banco Ambrosiano) che correntisti e obbligazionisti perdessero in caso di dissesti bancari. Mai!

Questo ha permesso al sistema bancario italiano di dare sicurezza, non solo a chi depositava i suoi risparmi ma a tutto il complicato mondo dell'economia. Con il Bail In si pretende di rendere i risparmiatori corresponsabili di un meccanismo che per sua natura non può essere da loro conosciuto. Si scaricano responsabilità dai controllori preposti (in primis Banca d'Italia e BCE) e si gravano tali responsabilità sull'intera collettività dei cittadini. Questo è il verosignificato del Bail In.

Già così sarebbe sufficiente per rigettare una legge che di fatto è contro la Costituzione Italiana (Art. 47) , ma purtroppo questo non basta. Perché oltre ad essere contrario alla legge fondamentale del nostro stato è contrario al buon senso e in quanto tale, nasconde un pericolo devastante: il rischio che i risparmiatori presi dal panico corrano a ritirare i loro risparmi. Sappiate che nessuna banca, nemmeno la più solida può resistere ad una corsa agli sportelli. L’ultima corsa agli sportelli fu quella della Banca inglese NorthernRock Bank che convinse immediatamente all’intervento il Ministro del tesoro di sua Maestà.

Per questo motivo anche recentemente molti grandi stati Europei sono intervenuti per salvare le loro banche. In particolare, come qui ripetuto più volte Germania e Inghilterra tra il 2008 e 2011 hanno fornito garanzie pubbliche ai rispettivi sistemi bancari, per importi mostruosi, superiori a 500 Miliardi ciascuno. (link al precedente articolo). 

Ora, dopo 8 anni di recessione e di crisi economica, le banche Italiane, che hanno fatto il loro mestiere (hanno prestato ad aziende e famiglie e non come molte banche Inglesi e tedesche speculato sui “subprime”) a causa del fallimento delle imprese e alla riduzione dei valori degli immobili hanno accumulato sofferenze (cioè crediti che non vengono restituiti) che le rendono più vulnerabili.
Ebbene proprio in questo momento Bruxelles ci nega la possibilità di fornire garanzie pubbliche per la costituzione della Bad Bank che i tedeschi hanno costituito nel 2009 (Link a SOFFIN  ).

No signori, questa non è un comunità. Questo è un girone infernale dove la giustizia viene amministrata da Lucifero in persona.
Non è questa la UE per cui l’Italia si è dissanguata. Di una UE come questa, che permette il salvataggio di banche marce che hanno solo speculato e che senza aiuto pubblico sarebbero fallite e non permette ad uno stato sovrano di sostenere un sistema come quello italiano che fino ad ora è stato in gran parte ricapitalizzato solo con denaro privato (Unicredit e Credem docet) non sappiamo che farcene.

No, questo non va, questo è contrario non alle leggi UE, e alla nostra Costituzione è contrario al buon senso.

Primo  Gonzaga

P .S.
Mentre scrivo Monte Paschi rimbalza con forza. Me ne rallegro, ma chi ci governa domani deve guardarsi dal cantar vittoria e non perché MPS rimane ben sotto al suo valore reale, ma perché il sistema bancario italiano con i suoi 200 MLD di sofferenze (oltre 10% del PIL italiano mentre nel 2007 non rappresentava che il 3/4% ) ha bisogno gi essere garantito sia dalla banca Centrale (BCE o Banca D’Italia) sia dal sistema pubblico, esattamente come è sempre stato nella sua storia e nella storia di tutti gli stati occidentali dopo il ‘29.
Se questo non avviene qualsiasi speculazione ben mirata potrà porre l’Italia sotto pesante ricatto.  









giovedì 26 novembre 2015

Collegamento tra Guerra ed Economia:

IL deficit in rapporto al PIL degli Stati Uniti dal 1900 al 2010
Oggi a pranzo parlavamo della stupidità dell'uomo e di quanto sia ancora arretrata l'economia. Il grafico che vedete sopra ne è la dimostrazione più lampante. Il grafico rappresenta la storia di 110 anni della spesa pubblica Americana; ebbene i due periodi in cui il deficit pubblico è letteralmente esploso sono gli anni delle 2 guerre mondiali. Durante la I e soprattutto la II guerra mondiale gli Stati Uniti hanno incrementato le spese per armamenti in maniera esponenziale e le hanno finanziate esclusivamente creando debito pubblico. (deficit pubblici del 15%, 20%  o addirittura del 30% all'anno).

Oggi non mi soffermo su approfondite analisi economiche, che pure andrebbero fatte analizzando questi dati, ma sottolineo soltanto la stupidità umana che non riesce a concepire il deficit per finanziare scuole, ospedali, sistemi di irrigazione, nuove tecnologie, etc..ma che poi non ha freni se deve produrre armi in quantità industriale, se deve finanziare ricerche per creare nuove bombe e nuovi missili.

Chi conosce le basi della macroeconomia sa che il problema non è mai il debito, non è mai il deficit di uno stato o di una azienda, ma è il rapporto tra quel debito (e quel deficit)  e la capacità di ripagarlo. Ora, è intuitivo che, senza investimenti non c'è sviluppo, questo vale per una azienda o per uno stato.  Quindi, per rilanciare lo sviluppo dell'Europa o di qualsiasi stato, è necessario, prima investire (e a livello aggregato non è possibile fare investimenti senza fare debito pubblico o privato che sia).

Ora la domanda è: nel 21° secolo l'uomo avrà capito che si può investire su tecnologie  positive anche il 10% o il 15% del PIL e che se queste generano sviluppo la crisi finirà  o, ancora una volta, per uscire dalla crisi economica che ci attanaglia si creerà un'altra guerra per giustificare  un ammontare pari al  30% del PIL per costruire sistemi d'arma atti solo a distruggere milioni di persone?

La seconda domanda, più di tipo economico, è: come hanno fatto gli Stati Uniti a non fallire come la Grecia, nonostante deficit monumentali protratti nel tempo? Come faceva il mondo economico a resistere con deficit pubblici  superiori al 20% annuo? Dove era la regola aurea di Bruxelles del 3% massimo di deficit annuo? Perchè per centinaia di anni nessuno stato ha mai messo in costituzione il pareggio di bilancio?


NB: Specifico che ho fatto l'esempio degli USA solo perchè lì è più facile reperire dati certi..... ma non è che il resto del modo sia molto diverso......anzi in genere è stato peggio!






giovedì 29 ottobre 2015

LE FRODI GALATTICHE DEI 2 CAMPIONI TEDESCHI: Oggi DB ha annunciato il taglio di 35.000 dipendenti.


La caduta dei MIti tedeschi: Volkswagen è (ormai era) la più grande casa automobilistica del mondo. Deutsche Bank è la più grande banca d'Europa e una delle più grandi del mondo. In due mesi sono crollati i due miti teutonici più importanti. Ma hanno entrambi un'altro grande problema. I disastri sono stati causati da frodi, truffe, imbrogli di livello impressionante. 














Di Volkwagen si sa tutto, di DB quasi nulla perchè la stampa nostrana ed europea la ignora..


E' stata condannata 2 volte dalla UE e dalla SEC Americana e il Senato Americano nel suo studio sulle cause della crisi del 2008 gli ha dedicato l'onore di uno studio di 60 pagine dal titolo:
INVESTMENT BANK ABUSES: CASE STUDY OF GOLDMAN SACHS AND DEUTSCHE BANK 
in cui si descrivono minuziosamente tutte le sue malefatte. Cliccando potete andare al documento originale. Di DB si parla da da pagina 318 a pag 374



Il disastro di BMPS è nulla se lo rapportiamo a Deutsche Bank. 



martedì 27 ottobre 2015

La ragione vera dei grandi fallimenti del sistema cooperativo emiliano.


E’ notizia di ieri l’ultimo fallimento di una grande cooperativa edile. E’ l’ennesima crisi di una importante cooperativa del sistema emiliano, che tra fallimenti, concordati fallimentari e crisi aziendali conclamate sta espellendo migliaia di persone e distruggendo i patrimoni di decine di miglia di soci “prestatori”. Ora gli amici del sistema Coop continueranno a dire che sono casi singoli, i detrattori che il sistema della cooperazione è inefficiente e troppo legato alla politica. Non mi interessa entrare in queste diatribe. Certo quando una azienda fallisce dietro ci sono anche errori gestionali e inefficienze, ma quando è un intero sistema forse è giunta l’ora di porsi domande più serie.


Andiamo al cuore del problema:

  1. Le COOP lavorano quasi esclusivamente per il mercato interno. Vorrei far riflettere i nostri politici (molti dei quali provenienti dal sistema cooperativo siedono oggi sui banchi del governo) che la gran parte delle produzioni di beni e servizi prodotti dal sistema cooperativo sono venduti sul mercato interno. Del tutto residuale è la produzione esportata. La stragrande maggioranza delle coop opera nel settore edile, nei servizi (alle persone e alle aziende) e nella distribuzione commerciale. 
  2. La politica di austerità della UE a guida tedesca ha distrutto il mercato interno Italiano. In conseguenza di ciò, tutti settori in cui operano le Coop hanno sofferto e continuano a soffrire in maniera immensa a causa delle politiche di austerità che la UE ha imposto all’Europa dall’introduzione prima dello SME e poi dell’Euro. Tutte le statistiche e tutti gli indicatori macroeconomi indicano che i trend di sviluppo in cui l’Italia era inserita si sono prima attenuati con l’introduzione dello SME (Sistema Monetario Europeo)e poi si sono invertiti, diventando drammaticamente negativi dal 2.000 in poi.
  3. Tutti gli attori privati e cooperativi presenti nei settori trainati dal “mercato interno” sono entrati in crisi, ovviamente il settore cooperativo, quasi esclusivamente legato al mercato interno è quello che ha sofferto di più di questa situazione.
  4. Ora piccoli politici e assessoruncoli privi di cultura economica si scambieranno accuse strumentali. Altri chiederanno la difesa dei posti di lavoro (già meglio, ma non sufficiente). Tutto questo chiacchiericcio servirà solo a coprire il vero problema: la UE e l’Italia devono far ripartire il mercato interno. 
  5.  E’ necessario una radicale cambiamento della politica economica UE  e di quella italiana. E’ necessario un grande piano di sviluppo, un grande piano “Marshall Europeo” che faccia ripartire i mercati interni dei paesi UE. Un grande piano che ad esempio potrebbe mettere al centro investimenti nel settore delle energie rinnovabili, nella conservazione e messa in sicurezza ambientale e i servizi alla persona a cominciare dalla scuola.
  6. Le ricadute di un tale piano andrebbero su tutti (imprese private e cooperative e soprattutto a beneficiarne sarebbe l’occupazione)
  7. Alcuni industriali, proprietari di imprese che esportano 80/90% del loro fatturato penseranno che sono pazzo: certo anche io potrei fare decine di esempi di aziende emiliane che esportano e che guadagnano, ma nessun sistema economica può reggersi solo sull’Export, (nemmeno quello tedesco). Il motivo è semplice, per esportare sempre ci vogliono altri paesi che importano sempre e questo viola una legge fisica fondamentale: l’equilibrio dei mercati nel lungo termine, ciò che funziona per la singola impresa non può funzionare per uno stato. 
  8. In conclusione, se vogliamo sistemare il settore edile, la distribuzione commerciale, i servizi interni dobbiamo riformare i trattati UE (abolire Maastricht, riformulare lo statuto della BCE, abolire lo stupidissimo e inapplicabile Fiscal Compact) o come estrema conseguenza uscire dall’Euro. Altrimenti fra qualche mese staremo qui a dolerci per un altro fallimento e miglia di posti di lavoro persi.



martedì 6 ottobre 2015

Austerità e la deflazione portarono al potere Hitler nel 33'. L'inflazione termino 10 anni prima.

Fu l'Austerità e la deflazione a portare al potere Hitler nel 33'
* Pubblicato su 24Emilia il 25 Luglio 2014

Non c’è alcuna correlazione tra l’iperinflazione in Germania e l’ascesa di Hitler. E' importante conoscere la storia per evitare gli stessi errori.

La storia della Germania dal '23 al '33 ha un'importanza fondamentale per capire e risolvere anche l’attuale situazione economica della Ue, ripercorriamola nei suoi momenti cruciali:
  1. L’Iperinflazione terminò nel 1923 quando l’allora cancelliere Gustav Stresemann introdusse (15 novembre 1923) una nuova moneta, ilRentenmark, al posto delle vecchie banconote con tagli da 100 bilioni di Marchi. Nel giro di un anno la fiducia verso la nuova moneta ritornò e la situazione fu totalmente stabilizzata a partire dal gennaio 1924. Da allora nacque la famosa fobia dei tedeschi verso l’inflazione e si incorse nell’errore contrario di vietare tassativamente la stampa di moneta per nessuna ragione;
  2. La crisi del ‘29 colse la Germania impreparata e con strumenti di politica economica assolutamente non adeguati (ricordo che la crisi del ‘29 fu principalmente una grande crisi del credito, con conseguente mancanza di moneta); 
  3. La crisi del 29 portò ad una fortissima deflazione in Germania (vedi grafico sotto) che toccò punte di -8 % e -10% nel '31 e '32. Il tutto portò ad un drammatico cedimento del Pil tedesco (circa -20% in 3 anni);
  4. Mentre l’inflazione scendeva e la scarsità di moneta e di credito strozzava l’economia tedesca i governi che si alternavano continuavano a vietare qualsiasi manovra espansiva per paura dell’inflazione di 10 anni prima;
  5. La recessione, la mancanza di manovre anticicliche e la mancanza di moneta e credito nel ’30, ’31 e ’32 portarono ad una crisi mostruosa con chiusure di imprese e licenziamenti in massa. Una delle ultime manovre dei governi democratici fu quella di ridurre o azzerare i sussidi ai disoccupati (sempre per paura di riavviare l’inflazione);
  6. In quel contesto i governi cadevano a ripetizione e in 2 anni furono fatte 3 elezioni anticipate. Ad ogni elezione il partito di Hitler si rafforzava e nel 1933 (con un paese stremato e 6 milioni di disoccupati disperati) i Nationalsozialistische Deutsche Arbeiterparte (Nazisti presieduti da Hitler) raggiunsero il 43% (maggioranza relativa) dei voti e il vecchio presidente Hindemburg fu costretto a chiamare Hitler a formare il governo. La depressione e la disoccupazione misero le premesse per la dittatura, non l’inflazione finita 10 anni prima;
  7. Poi Hitler, preso il potere, approvò un piano geniale dell’allora presidente della Bundesbank, il banchiere ebreo Hjalmar Schacht. Il piano concorse in modo fondamentale a riassorbire la disoccupazione e a consolidare la popolarità di Hitler (sic!), ma non bisogna confondere l’economia di Shacht con le tesi politiche aberranti di Hitler.
Il banchiere si inventò un certificato di credito (chiamato Mefo). I Mefo erano un circolante parallelo garantito dallo Stato tedesco, che il grande pubblico non vedeva e dunque privo di effetti psicologici, con cui la BundesBank pagava le imprese per sostenere le commesse pubbliche. In seguito Schacht (che fu processato a Norimberga e ritenuto non colpevole) spiegò d'aver pensato che, “se la recessione manteneva inutilizzato lavoro, officine, materie prime, doveva esserci anche del capitale parimenti inutilizzato nelle casse delle imprese; i suoi effetti Mefo non avrebbero fatto che mobilitare quei fondi dormienti. In realtà erano proprio i fondi a mancare nelle casse, non l'energia, la voglia di lavorare, la capacità attiva del popolo” (su questa storia esiste un bellissimo articolo di Stefano Sylos Labini che già molti anni fa riprese l’idea e la rilanciò come contributo per risolvere la crisi evidenziando gli aspetti economici/monetari che sono assolutamente distinti dalle teorie politiche di Hitler).

Schacht di fatto aveva creato moneta e con questa moneta aveva riavviato il ciclo positivo dell’economia (in quel periodo fu avviato un gigantesco piano per la costruzione di autostrade e altre infrastrutture e per l’edilizia popolare). In seguito Hitler utilizzò la rinata forza dell’economia tedesca per produrre armi e munizioni che portò al disastro della II Guerra Mondiale, di questo sì che bisogna avere paura.

Ora ci ritroviamo nella stessa situazione:
  • depressione economica (in Italia la produzione industriale dal 2008 è calata del 25%);
  • disoccupazione che in Spagna è al 25% e in Italia è in costante crescita;
  • imprese che chiudono e interi pezzi dell’economia che rischiano di scomparire per sempre.
In queste condizioni la Ue dovrebbe attivare risorse (qualcuno li chiama Eurobond ma ci torneremo) per riavviare il ciclo virtuoso e riportare produzione industriale e occupazione vicino al loro corretto potenziale. 
La mia preghiera è di attivare ora tutti gli strumenti macroeconomici per riavviare il ciclo. Facciamolo subito sotto il controllo di governi democratici che indirizzino le risorse verso una economia di pace. Evitiamo che la depressione e la disoccupazione ricreino le condizioni per la dittatura. L’intelligenza dell’uomo e l’economia vanno utilizzati per favorire l’occupazione e la democrazia. Ricreiamo le premesse per un’Europa che cresce. 

Usiamo la storia in modo corretto, non usiamo lo spauracchio della Repubblica di Weimar per ostacolare manovre di sviluppo.

La storia ci dice che l’inflazione finì nel 1923 mentre nel '32 l’inflazione era -10% mentre la disoccupazione era di 6 milioni di persone. Lo ripeto fino alla noia. Questi sono i dati reali su cui basare la storia e su cui riflettere per uscire dal dramma della crisi della Ue di oggi. La politica delle grandi democrazie riprenda il sopravvento.

NB: La mia condanna per il Nazismo e le sue aberrazioni è totale e questo articolo ha il solo fine di spiegare manovre monetarie che la storia ha voluto fossero attuate proprio in Germania, Paese ora egemone della Ue. Naturalmente il mio intento è assolutamente contrario: utilizzare macroeconomia e moneta per evitare governi dittatoriali. 

martedì 15 settembre 2015

giovedì 3 settembre 2015

Un consiglio disinteressato a tutti gli imprenditori.

Il 99% delle persone credono ancora che l'economia dipende dal costo del lavoro, dalla disponibilità di materie prime e e dalla capacità imprenditoriale (in sintesi dalla produttività). 
Questo vale per singole imprese o per l'economia nel lunghissimo periodo! 
Nel breve periodo (quando breve sono anche alcuni anni) l'economia la gestiscono i banchieri centrali e il sistema bancario. 

Mi permetto di dare un consiglio spassionato a tutti gli imprenditori (piccoli e grandi): fate un corso di finanza di base e cercate di capire i cicli economici. 


Poi decidete in quale punto del ciclo vi collocate e dove si colloca la vostra azienda. Perderete molti meno soldi e forse riuscirete anche a salvare o far crescere, la vostra azienda.

venerdì 29 maggio 2015

IL Debito/PIL degli altri. USA, UK, Giappone. Non stanno meglio di noi, ma hanno la loro moneta e non falliscono!

Debito/PIL USA 
Parliamo di debito pubblico in percentuale del PIL. Lo sapevate che gli USA hanno superato la fatidica quota 100% ? O che l'Inghilterra ha raddoppiato il deb/PIL in 5 anni? O che il Giappone ha un debito/PIL molto superiore alla Grecia?




Debito/PIL Inglese
Ecco il debito di Sua Maestà











E finiamo con una immagine del super debito del Giappone.
Perchè il Giappone non fa default come la Grecia? Perchè l'Inghilterra e il Giappone pagano tassi di interesse sul debito inferiori ai nostri?





Semplice, hanno il debito denominato nella loro moneta e le loro Banche Centrali seguono politiche in linea con l'interesse nazionale. Gli Stati Uniti poi hanno tutto questo e in più, in virtù della loro forza detengono la moneta (il dollaro) usata per tutti gli scambi commerciali e delle materie prime del mondo. 





venerdì 22 maggio 2015

Perché Soros, il grande finanziere, parla del pericolo della III Guerra Mondiale?

Ieri George Soros uno dei più importanti finanzieri del mondo durante una importante conferenza della Banca Mondiale a Bretton Woods ha parlato senza mezzi termini del pericolo di una III Guerra Mondiale. Perché lo ha fatto? Cosa centra la finanza con la guerra? Cosa centrano le monete e perché hanno tanta influenza sul mondo da poter causare una guerra planetaria? Perché noi Italiani ed Emiliani dobbiamo tornare ad occuparcene?
Figura 1 George Soros
Per capire quanto le variabili monetarie siano importanti per il destino degli uomini bisogna fare un passo indietro.
Nel Luglio 44, un mese dopo lo sbarco in Normandia e a guerra ancora in corso le grandi potenze alleate (URSS e Cina comprese), ormai sicure del successo, proprio a Bretton Woods ridisegnarono l’economia del mondo. Ne uscì una economia mondiale “dollaro centrica”. La valuta USA diventava l’unica valuta con cui pagare le materie prime e di fatto, l’unica moneta di riserva del mondo. Tutte le altre monete dovevano essere convertibili in dollari e le Banche Centrali dovevano mantenere tassi di cambio stabili con il dollaro. Il dollaro a sua volta era l’unica moneta che  manteneva la piena convertibilità in oro.

Figura 2 I delegati dei paesi Alleati a Bretton Woods



Figura 3 Delegazioni a Bretton Woods - Luglio 44

Gli accordi di Bretton Woods portarono anche alla creazione del Fondo Monetario Internazionale (FMI) e alla Banca Mondiale per lo Sviluppo Economico.

Inoltre si misero le basi per la regolamentazione dei commerci internazionali (in seguito meglio definiti con gli accordi GATT e poi WTO).







Nel 1971 Nixon decretò unilateralmente la fine della piena convertibilità del Dollaro in oro e di fatto riavvio la libera fluttuazione delle monete.

C’è un grafico che più di tante parole evidenzia l’importanza di questi due fatti

 
Figura 4 Saldo della Bilancia Commerciale USA: fino al 71 sempre in pareggio,
dal 1971 sempre in disavanzo.


Il Grafico dimostra come l’import/export degli Stati uniti fosse sostanzialmente rimasto in pareggio fino al 1971, poi, da quando il dollaro viene sganciato dall’oro, gli USA iniziano ad importare sempre di più. Come fa un paese per 45 anni ad avere il saldo sempre negativo. Per tutti i paesi del mondo questo è impossibile. Lo squilibrio può essere solo temporaneo. Ma lo strumento con cui regolare gli scambi è la moneta. La moneta per regolare gli scambi più importanti (quelli di materie prime) è il dollaro. Se ad esempio il Giappone importa petrolio deve poi compensare esportando computer o automobili. Tutte le compensazioni avvengono in moneta. Quindi per tutti i paesi è necessario vendere merci per acquisire dollari e poi utilizzare dollari per pagare le materie prime. Questo vale per tutti, ad esempio per il Giappone, per l’Europa, per la Cina e la Russia etc. Ma non vale per gli Stati Uniti che possono stampare indefinitamente dollari non avendo più alcun vincolo di convertibilità con l’oro. 
Di fatto gli Stati Uniti hanno compensato per 45 anni consecutivi il loro disavanzo commerciale “stampando” (accreditando) dollari. Alcuni grandi paesi, come Russia e Cina stanno mettendo in discussione questo sistema.

Ritorniamo a Soros e la sua drammatica dichiarazione.

Negli ultimi anni il sistema economico internazionale ha subito una crisi in tutto analoga al 29. Una crisi prima bancaria/finanziaria, nata in USA e poi sviluppata soprattutto nei sistemi bancari Inglese e Tedesco (si avete capito bene, nell’area Euro soprattutto nelle Banche Tedesche) e poi trasferita all’economia reale di USA ed Europa è stata parzialmente riassorbita in Inghilterra, Stati Uniti e Giappone attraverso la creazione di moneta e la contemporanea svalutazione del $ dello Yen e della Sterlina. Contemporaneamente grandi paesi come la Cina hanno dovuto compensare il calo del surplus commerciale estero spingendo tutte le leve per far crescere il mercato interno. Ma la Cina ha fame di energia e materie prime per le quali è carente e soffre sempre di più l’obbligo di doversi approvvigionare di dollari e poi, solo con la valuta americana acquisire petrolio o ferro etc.

In sintesi George Soros, proprio a Bretton Woods, e proprionel consesso della Banca Mondiale ha suggerito che altri paesi, tra cui la CINA, possano essere ammessi ad un paniere internazionale di monete con cui effettuare gli scambi di materie prime. Sarebbe la fine del sistema Dollaro centrico.
L’alternativa è un susseguirsi di tensioni sempre più forti tra paesi (ad esempio Cina e Russia) che non accettano più un sistema tutto americano. Tensioni talmente gravi da rischiare la pace del mondo (la guerra in Ucraina è le tensioni su petrolio e Rublo sono solo un “piccolo” esempio di cosa ci potrebbe aspettare).   Per Soros solo una grande riforma, in questo senso permetterebbe di mantenere la pace mondiale, un grande sacrificio per gli Stati Uniti per mantenere un bene superiore.

A causa dello spazio e per evitare un lungo trattato illeggibile ai più ho dovuto semplificare, ma vorrei attirare l’attenzione sull'importanza della moneta e delle norme internazionali che la regolano e l’impatto sullo sviluppo dei popoli e in alcuni casi perfino sul mantenimento del bene superiore della pace.

E’ auspicabile che questo tema così importante torni al centro del dibattito politico inutilmente impegnato a rincorrere riforme, che forse produrranno effetti fra 20 anni e in alcuni casi (vedi Governo Monti) si rivelano dei boomerang su tutti i fronti: debito, occupazione, pensioni.


Saldo commerciale ER sempre in attivo per 20anni
L’Italia e l’Emilia in particolare hanno una economia basata sull’inter scambio con l’estero. 

Per noi, per le nostre aziende, per i nostri figli e il loro benessere, L’Europa e l’Euro hanno avuto lo stesso impatto che il dollaro ha avuto su Russia e Cina, ma per 20 anni non ne abbiamo compreso la vera dimensione. 





E’ ora che gli intellettuali di questo paese ricomincino a ripensare il modello Eurocentrico. E’ ora che i temi della moneta e delle regole che definiscono l’interscambio con l’estero (sono le due facce della stessa medaglia) diventino centrali nel dibattito sullo sviluppo economico.